Pietro Cheli
DIARIO

Benvenuti in un call center. Anche se non è uno dei posti migliori dove trovarsi. Michela Murgia lo racconta per un mese in questo libro che si presenta come un diario e si muove a metà tra il romanzo e l'inchiesta. Un libro importante. A coinvolgere il lettore prima ancora della storia è la scrittura: la trentaquattrenne autrice, cresciuta tra computer e reti, ha esperienza come operatrice di call center e si presenta con autorevolezza, o, per farla breve, sa scrivere. Racconta di quanto possa essere squallido il lavoro di chi deve vendere, in questo caso un aspirapolvere che fa miracoli, "trappole per casalinghe a diverse ore del giorno, sempre grazie al decantato buono omaggio". E soprattutto riesce ad addentrarsi nello squallore dell'avidità contagiosa di chi manovra "queste povere cenerentole (le telefoniste, ndr) che a stento sbarcano il lunario". Benvenuti nella caccia al successo (attenzione, non solo i soldi) per il quale tutto (o quasi) è lecito: "le scienze umane della psicologia sociale in mano a questa gente diventano armi di distruzione di massa", nota l'autrice, tratteggiando spinte motivazionali (è tollerabile una parola così) con il miraggio di viaggi premio con lustrini e cotillons in un mondo dove ci si perderebbe, se non venissero in soccorso l'ironia, il garbo e la ferocia con cui il day by day si sviluppa. Bravissima, infine, quando tratteggia l'evoluzione della famiglia italiana che viene fuori dagli incontri telefonici, le coppie in crisi, i single di ritorno... Brava Murgia, al prossimo libro.